📋 Fine anno e ultimi GLO: quando l’inclusione smette di essere burocrazia e torna ad essere scuola

Maggio e giugno, nelle scuole, sono mesi particolari.
Le energie iniziano a diminuire, le scadenze si moltiplicano, gli esami si avvicinano, i registri devono essere chiusi, le relazioni completate, le verifiche concluse. In mezzo a tutto questo, arrivano anche gli ultimi GLO dell’anno scolastico.

E spesso accade qualcosa di molto semplice: il GLO rischia di diventare “l’ennesima riunione”.

Una pratica da chiudere. Un verbale da firmare.
Un documento da completare velocemente perché “ormai l’anno è finito”.

Eppure è proprio qui che si vede davvero la qualità inclusiva di una scuola.

Perché il GLO finale non dovrebbe essere il momento in cui si “chiude una pratica”, ma quello in cui si prova a capire cosa ha funzionato davvero, cosa no, quali passi avanti sono stati fatti e quali difficoltà restano ancora aperte.


Il GLO non è del docente di sostegno

Questa è probabilmente una delle questioni più importanti da ribadire ancora oggi.

Nonostante la normativa sia chiarissima, continua a sopravvivere — in alcune realtà — l’idea implicita che il GLO riguardi soprattutto il docente di sostegno. Come se l’alunno con disabilità appartenesse principalmente a lui. Come se PEI, inclusione, osservazioni, strategie e relazioni fossero una sua competenza quasi esclusiva.

Ma il GLO nasce esattamente per superare questa logica.

Il Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione è un organismo collegiale.
Il che significa che la responsabilità educativa è condivisa.

L’alunno con disabilità non è “l’alunno del sostegno”. È un alunno della classe. E ogni docente del consiglio di classe contribuisce — nel proprio ambito — alla costruzione del percorso educativo.

Quando un docente curricolare partecipa attivamente al GLO, porta osservazioni, propone strategie, racconta progressi o difficoltà, non sta “aiutando” il docente di sostegno: sta svolgendo il proprio ruolo professionale.


Eppure spesso ai GLO non partecipano tutti

È una situazione che molti conoscono bene.

Docenti che si collegano per pochi minuti. Assenze frequenti.
Partecipazioni solo formali. Riunioni vissute come un peso aggiuntivo in un periodo già saturo.

In parte è comprensibile: il carico burocratico della scuola è diventato enorme e il finale d’anno è uno dei momenti più intensi per chi lavora nella secondaria. Ma il problema nasce quando il GLO viene percepito solo come un obbligo amministrativo e non come uno spazio di progettazione educativa.

Perché il rischio è che il PEI si trasformi in un documento compilato tecnicamente bene, ma povero di confronto reale.

E invece il valore del GLO sta proprio nella pluralità degli sguardi:

  • chi osserva l’alunno nelle discipline linguistiche,
  • chi nelle attività pratiche,
  • chi nei momenti informali,
  • chi nelle verifiche,
  • chi nella relazione con i pari.

L’inclusione funziona quando questi sguardi si incontrano.


Le famiglie percepiscono tutto

C’è un aspetto di cui forse si parla ancora troppo poco: le famiglie percepiscono immediatamente il clima di un GLO.

Capiscono se c’è partecipazione autentica oppure fretta, se i docenti conoscono davvero il ragazzo oppure no, se l’inclusione è condivisa o delegata.

E bisogna ricordare una cosa importante: per molte famiglie il GLO non è una semplice riunione scolastica. È uno spazio in cui si parla del figlio nella sua globalità, nelle sue fragilità, nelle sue possibilità future, nelle sue autonomie, nelle sue difficoltà quotidiane.

Dietro quel tavolo spesso siedono genitori stanchi, preoccupati, a volte sfiduciati, che hanno passato anni a combattere per ottenere ascolto, supporto, diritti.

Per questo il modo in cui si conduce un GLO conta moltissimo.

Conta il linguaggio utilizzato. Conta il rispetto dei tempi. Conta il fatto che tutti siano presenti. Conta il non dare la sensazione che si stia “sbrigando una pratica”.

Anche perché le famiglie non cercano scuole perfette.
Cercano scuole che mostrino attenzione autentica.


Il GLO finale dovrebbe essere un momento di riflessione vera

A fine anno il rischio più grande è correre.

Chiudere. Consegnare. Archiviare.

Ma il GLO finale dovrebbe essere anche un momento professionale importante per i docenti stessi.

Dovrebbe servire a chiedersi:

  • quali strategie hanno funzionato davvero;
  • quali barriere sono rimaste presenti;
  • quanto l’alunno abbia partecipato realmente alla vita della classe;
  • se l’inclusione sia stata solo organizzativa o anche relazionale;
  • quanto il consiglio di classe abbia lavorato in modo condiviso.

Perché l’inclusione non si misura solo dal PEI compilato o dalle ore assegnate.

Si misura soprattutto dalla qualità della partecipazione scolastica quotidiana.


L’inclusione non si delega

La normativa italiana sull’inclusione scolastica è molto chiara.
Il GLO è previsto dal D.Lgs. 66/2017, modificato dal D.Lgs. 96/2019, ed è composto da:

  • tutti i docenti del consiglio di classe,
  • docente di sostegno,
  • famiglia,
  • specialisti,
  • eventuali educatori,
  • dirigente scolastico o delegato.

La partecipazione non è facoltativa.
È parte integrante delle responsabilità professionali dei docenti.

Ma al di là dell’obbligo normativo, c’è una questione più profonda: una scuola realmente inclusiva esiste solo quando nessuno pensa che l’inclusione sia “compito di qualcun altro”.


🧭 La bussola

👉 Cosa evitare

  • Considerare il GLO una formalità burocratica da chiudere rapidamente.
  • Delegare completamente il percorso dell’alunno al docente di sostegno.
  • Partecipare in modo superficiale o solo simbolico.
  • Utilizzare un linguaggio distante o eccessivamente tecnico con le famiglie.
  • Ridurre il PEI a un semplice documento amministrativo.

👉 Cosa ricordare

  • Il GLO è uno spazio di corresponsabilità educativa.
  • L’alunno con disabilità appartiene a tutta la comunità scolastica.
  • Le famiglie hanno diritto ad ascolto, rispetto e partecipazione reale.
  • L’inclusione si costruisce nella quotidianità della classe, non solo nei documenti.
  • Un buon GLO non serve solo a “chiudere l’anno”, ma ad aprire possibilità per quello successivo.

📚 Bibliografia essenziale

  • Legge 104/1992
  • D.Lgs. 66/2017
  • D.Lgs. 96/2019
  • Ministero dell’Istruzione, Linee guida concernenti la definizione delle modalità, anche tenuto conto dell’accertamento di cui all’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, per l’assegnazione delle misure di sostegno, 2020
  • Nota Ministeriale n. 40/2021
  • Nota Ministeriale n. 2044/2022
  • Andrea Canevaro, Pedagogia speciale per l’inclusione

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